E’ emerso dalla conferenza di servizi tra Comune, Provincia, Regione, Tamoil e Arpa.
L’analisi del sottosuolo della raffineria imporrà un radicale intervento di bonifica.
La falda idrica superficiale di Cremona sarebbe inquinata da idrocarburi. Indiziata numero uno la raffineria Tamoil di Cremona.
Sara perciò necessario un radicale intervento di bonifica all’interno dell’impianto, anche alla luce del progetto di realizzazione della nuova centrale di cogenerazione che dovrà sostituire ii vecchio impianto ad olio combustibile.
E’ quanto è emerso dalla conferenza di servizi che si è tenuta martedì mattina in comune con la partecipazione dell’amministrazione comunale, di quella provinciale, della Regione, della Tamoil e
dell’Arpa che ha fornito i dati più recenti di un’approfondita attività di monitoraggio in corso da oltre un anno.
Dati che, stando alle indiscrezioni emerse nella giornata di ieri, prefigurerebbero uno scenario più grave di quello che si sospettava, con un inquinamento della falda superficiale collocata a 20 metri di profondità.
Se nessun rischio è possibile per l’acqua dell’acquedotto cittadino, che viene pescata a profondità superiori, il problema - di non rapida soluzione- riguarda invece i lavori che dovranno essere realizzati all’interno dell’impianto, probabilmente più invasivi di quello che si sospettava originariamente, e che rischiano di far dilatare i tempi per la realizzazione della nuova centrale di cogenerazione della Tamoil.
Quello che sembra certo - come ha confermato a La Cronaca il Dr. Paolo Beati dell’Arpa - è che i lavori di bonifica, una volta che l’attività di monitoraggio del sottosuolo sottostante alla Tamoil sarà terminato, dovranno essere fatti secondo le prescrizioni di legge, molto più severe rispetto agli anni sessanta, quando la raffineria venne realizzata su un’area di 800mila metri quadrati. <<In occasione della conferenza di servizi si è fatto il punto della situazione sull’attività di monitoraggio che 1’Arpa sta conducendo sul sottosuolo e che dovrà indicare ii tipo di intervento necessario per la bonifica dell’area - dichiara Beati. Bonifica che dovrà essere attuata secondo le più severe prescrizioni di legge e che sarà necessaria anche in vista della realizzazione della nuova centrale. Si tratta di un intervento complesso, soggetto a nuove prescrizioni che la Tamoil dovrà necessariamente seguire. In particolare per quel che riguarda i terreni da sbancare che dovranno essere trasportati altrove per essere trattati o subire un trattamento in loco per poi essere riutilizzati>>.
Riguardo ai tempi necessari per compiere questo intervento Beati non pone una scadenza ma fa chiaramente capire che non si tratterà di un lasso di tempo breve: <<Se ci si mettono d’impegno - dichiara - penso che la bonifica possa essere attuata in un anno>>. Ieri pomeriggio il nodo legato allo stato dei terreni che si trovano sotto la raffineria è anche stato oggetto di discussione da parte del sindaco di Cremona, Gian Carlo Corada, del presidente della Provincia, Giuseppe Torchio e del consigliere regionale dei Ds, Luciano Pizzetti, impegnati in fiera per altri motivi.
Il numero uno dell’amministrazione provinciale, pur non sottovalutando la delicatezza della situazione, Si dice abbastanza tranquillo: <<La Provincia si è mossa tempestivamente per far si che vengano attuati tutti gli interventi necessari per mettere l’intera area, non solo quella destinata alla centrale, in sicurezza. E, a questo riguardo, vorrei dire sin da subito che Tamoil si è impegnata ad attuare questi interventi>>. Ed effettivamente, secondo quanto trapelato dalla relazione presentata martedì dall’Arpa, i rappresentanti della raffineria si sarebbero impegnati a bonificare fimo ad una profondità di 20 metri.
Ottimista anche Gian Carlo Corada:<<Quanto uscito dalla conferenza di servizi di ieri (martedì, ndr), non rappresenta una novità. Si è fatto il punto sull’attività di monitoraggio che l’Arpa sta conducendo sulle falde idriche al di sotto della raffineria.
E, a questo riguardo, la Tamoil aveva già presentato il progetto di bonifica dell’area che è anche collegato alla realizzazione della nuova centrale.
L’analisi del sottosuolo, iniziata più di un anno fa e non è ancora terminata - prosegue il sindaco - si tradurrà in una serie di indicazioni necessarie per attuare l’intervento di bonifica. Questo intervento, inoltre, non riguarderà solo l’area destinata ad ospitare la centrale, ma tutta l’area dove verrà riscontrato un inquinamento da idrocarburi. Questo per mettere in sicurezza tutta l’area e alla luce delle disposizioni di legge in campo ambientale che oggi sono molto più severe rispetto al passato.
In questi frangenti non ci si può permettere di essere superficiali.
E Ia nostra intenzione è di essere rigorosi non solo perché cosi vuole la legge, ma anche perché la sensibilità ambientale dell’amministrazione comunale è molto accentuata e richiede che l’intervento di bonifica venga realizzato nel modo migliore>>.
Quello che il primo cittadino di Cremona non dice in questo frangente - ma è comprensibile - è che, secondo quanto risulta al quotidiano La Cronaca -il tasso di inquinamento dell’area oggetto del monitoraggio sarebbe più accentuato di quanto non si prevedeva in origine. Circostanza che, con tutta evidenza, renderà necessario un intervento di bonifica più radicale e più lungo di quanto si pensava all’inizio.
Tanto che anche Corada, riguardo ai tempi, non si sbilancia: <<Diffici1e azzardare un pronostico. Per quel che ci riguarda sono due gli obiettivi: una bonifica dell’area a regola d’arte e la realizzazione della nuova centrale>>.
E così, mentre la Tamoil si trova in una fase oltremodo delicata a causa del passaggio di proprietà dal gruppo petrolifero statale libico National Oil Corp al fondo d’investimento Usa Conoly Capital, capitanato dal miliardario Thomas J. Barrack Jr. che ha rilevato ii 65 per cento della società per 2,6 miliardi di euro, ecco che la raffineria più importante del gruppo si trova ad affrontare una questione non meno importante.
La nuova centrale - La nuova centrale termica di servizio alla raffineria Tamoil avrà una potenza massima di 50 megawatt. Abbastanza per coprire i fabbisogni energetici dell’impianto di raffinazione e quindi dismettere l’attuale centrale a gasolio altamente inquinante; e sufficiente anche per trasferire l’energia termica “cogenerata” nella rete del teleriscaldamento di Aem.
Il programma originario prevede la realizzazione dell’impianto entro il 2009; dal canto suo Aem ha già predisposto buona parte delle condutture che serviranno per l’allaccio. Allo stato – attuale queste si fermano poco oltre via I maggio, zona via Trebbia; resta da completare il passaggio sotto la ferrovia e sotto la tangenziale.
Quanto all’apporto di calore per il teleriscaldamento, le previsioni più ottimistiche parlano di un incremento del 20% delle forniture attuali, passando da 30 al 50% delle utenze cittadine, anche se probabilmente ci si attesterà su un più verosimile 40%.
Molto dipenderà infatti da quali zone della città verranno allacciate: la rete sotterranea del calore e costituita da dorsali le cui diramazioni laterali devono ancora essere completate e verosimilmente Aem darà la precedenza a quelle richieste che consentiranno di riempire i “vuoti” attualmente esistenti. Diverso sarà invece l’impegno economico se a fare richiesta di allaccio saranno zone omogenee lontane dalle dorsali già esistenti.
Alessandro Rossi
La Cronaca di Cremona (giovedì 5 luglio 2007)