Arvedi, no al referendum

SPINADESCO — Il referendum non si farà. Lunedì sera in consiglio, la maggioranza ha bocciato la proposta di consultazione popolare lanciata dalle opposizioni, per chiedere alla gente se ritiene giusto far eseguire, oltre a quelli dell’istituto per la ricerca sul cancro, una serie di test sull’inquinamento prima che il Comune dia il via libera alla costruzione o all’ampliamento di industrie pericolose o insalubri.

I proponenti non l’hanno scritto nel quesito, ma il riferimento ai lavori imminenti di ampliamento dell’acciaieria Arvedi è inequivocabile. La bocciatura del referendum è stata avallato dal parere espresso da una commissione composta dai legali Antonino Rizzo, Paolo Fornoni e Daniele Granara i quali, a maggioranza (2 su 3) l’hanno ritenuto inammissibile. Giurisprudenza alla mano, Rizzo e Fornoni hanno rilevato che il referendum in questione «si configura apparentemente consultivo, ma è in sostanza propositivo», perché vuole far esprimere i cittadini per far avviare un procedimento (i controlli) ed emettere un provvedimento. La legge e lo statuto di Spinadesco ammettono i referendum, ma solo se riguardano «argomenti che ricadono sotto la potestà decisionale del Comune». La consultazione presuppone invece una modifica del regolamento d’igiene che, pur essendo di competenza locale, deve essere approvato dal’Asl. Chiama in causa inoltre rilevazioni che sono a carico di ministero e Regione. Facendo ulteriori verifiche, il Comune andrebbe ad interferire nelle loro procedure.

Granara non è d’accordo: per lui il referendum può essere ammesso, in quanto riguarda una materia di interesse locale (la tutela della salute) che la Costituzione affida proprio al Comune.

Il sindaco Ferruccio Peccati ha anche annunciato i primi risultati dei controlli ambientali eseguiti negli ultimi mesi a Spinadesco dall’istituto dei tumori di Genova. Le rilevazioni confermano che l’aria non è pulitissima, ma che comunque l’inquinamento è inferiore ai limiti fissati dall’Unione Europea. La minoranza non l’ha presa bene. Il consigliere Fabio Guarreschi ha chiesto di sentire altri professionisti del foro, mentre Gaetano Bozzi ha contestato le conclusioni degli avvocati.

Maria Teresa Puliti ha invece parlato apertamente di «negazione della democrazia».

Ma la loro ‘arringa’ non è servita a fermare il pollice verso.

(Luca Ugaglia - La Provincia 11/07/07)

TRIESTE - venerdì 13 luglio 2007

14 Commenti

  1. 1
    Paolo scrive:

    Da una ricerca in Internet ho recuperato il vostro sito e l’indirizzo di posta elettronica.

    Vi invio in allegato la rassegna stampa degli ultimi due giorni su IL PICCOLO quotidiano locale dove potrete leggere di un possibile sbarco a Trieste di Arvedi che avrebbe intenzione di comperare la Ferriera di servola ( stabilimento siderurgico di Trieste).

    Mi sembra naturale che dopo aver richiesto informazioni e aver mandato la stessa rassegna stampa alla Federazione del PRC di Cremona inviare anche a voi lo stesso materiale chiedendovi di dedicare un po’ del vostro tempo alla lettura delle notizie triestine.

    Uno scambio di esperienze e consigli ci sarebbe molto utile.

    Vi segnalo i seguenti siti dove potrete trovare i materiali da noi prodotti sulle questioni ambientali legate alla produzione siderurgica.

    I volantoni della commissione lavoro li trovate sul sito: www.expotrieste2008.it

    Invece la grossa parte del lavoro svolto cercando di mettere assieme operai, ambientalisti e comitati cittadini lla trovate su: www.forumferriera.org

    Buon lavoro

    Paolo hlacia
    responsabile lavoro PRC trieste
    040 3773139
    3397947433

  2. 2
    Paolo scrive:

    IL PICCOLO

    IL GIORNALE DI OGGI, MERCOLEDÌ 11 LUGLIO 2007 › TRIESTE

    Pagina 15 - Trieste Stampa questo articolo

    Il presidente dell’azienda cremonese ha incontrato i vertici della proprietà dello stabilimento di Servola e le istituzioni
    Il gruppo Arvedi vuole la Ferriera
    Avviata la trattativa con la Lucchini. Interesse su tre fronti: acciaio, logistica e energia

    di Giulio Garau

    La Ferriera di Servola alla fine dell’estate potrebbe essere ceduta alle acciaierie Arvedi, uno tra i grandi gruppi privati italiani della siderurgia. Il gruppo lombardo sta emergendo oltre che per il fatturato (1 miliardo e 200 mila euro), per le sue produzioni ad alto contenuto tecnologico ma anche (questione rilevante vista la situazione di Servola) per l’attenzione all’ambiente.
    Ieri è stata ufficializzata la trattativa in corso da parte della stessa Lucchini al termine di una intensa giornata che ha visto protagonisti l’ex amministratore delegato del gruppo Lucchini, attuale vicepresidente, Giovanni Gillerio assieme all’ad di Servola Francesco Rosato e il responsabile delle relazioni istituzionali Francesco Semino, che hanno accompagnato Giovanni Arvedi in una serie di incontri a Trieste. L’industriale cremonese ha incontrato il presidente della Giunta regionale, Riccardo Illy, l’assessore regionale al lavoro Roberto Cosolini, quello all’economia, Enrico Bertossi, e il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza.
    «Nell’ambito delle proprie strategie di sviluppo industriale il gruppo Arvedi, primario operatore siderurgico nazionale – si legge in una nota – ha avviato nelle scorse settimane un confronto con la Lucchini teso a verificare la possibilità di acquisire Servola e i suoi impianti di Trieste. Attualmente sono in corso le attività di due-diligence che si completeranno entro la fine dell’estate». Questa l’ unica nota ufficiale congiunta: da parte della Lucchini, ma anche dal Gruppo Arvedi nessun’altra notizia, commento o dichiarazione.
    Tre i filoni di possibile attività del Gruppo Arvedi che, oltre alle acciaierie e il tubificio di Cremona possiede la Ilta Inox sempre a Cremona, l’Arinox a Genova e una finaziaria (Finarvedi) a Milano: acciaio, logistica e energia elettrica.
    È di un miliardo e 206 milioni il fatturato consolidato del 2006, margine operativo lordo di 108 milioni, risultato netto 10,9%: questi i principali dati di bilancio di una società che dal 2003 ha visto incrementare gli investimenti da 21 a 39,2 milioni. Oltre 1600 i dipendenti dell’acciaieria di Cremona che produce oltre 1 milione di tonnellate: si tratta tutto di acciaio di altissima qualità. Laminati e tubi in acciaio al carbonio, laminati sottili e tubi in acciaio inox. A Cremona l’azienda fonde soprattutto rottame e utilizza un altoforno elettrico. Numeri e situazioni ben diverse da Trieste dove la produzione è solo di ghisa (400 mila tonn/anno) e coke (200 mila), i dipendenti sono 520 (oltre mille con l’indotto) il fatturato si aggira sui 180 milioni mentre l’utile operativo è sui 12 milioni.
    Molti gli interrogativi, dopo l’ufficializzazione della notizia e gli incontri istituzionali, sui motivi reali di questo percorso di vendita che potrebbe concludersi a fine estate e sui quali nè la Lucchini nè il gruppo Arvedi vuole commentare. Per capire la situazione bisogna affidarsi alle indiscrezioni. Che la Ferriera di Servola fosse «marginale» nel panorama della Lucchini-Severstal è stato chiaro sin dall’inizio dell’acquisizione, quando il capo del colosso siderurgico russo, Alexej Mordashov, aveva dichiarato che per Trieste «si sarebbe mantenuto lo status quo» in termini di impianti e produzione.
    Negli ultimi tempi sarebbe aumentato il disagio da parte della Lucchini-Severstal di fronte all’onda popolare contraria alla Ferriera. Per non parlare poi dei provvedimenti di sequestro da parte della magistratura e della spada di Damocle della minaccia di chiusura al 2009 del protocollo ministeriale.
    La Lucchini, nonostante questo, ha continuato a produrre, dare lavoro e soprattutto fare utili. Non c’era alcuna intenzione di vendere a quanto pare e non c’era neppure alcuna caccia di nuovi acquirenti. Almeno fino a quando, ed è una notizia di poche settimane fa, si è presentato uno dei più forti clienti del gruppo, la Arvedi, grande consumatore di ghisa (che alla Lucchini non interessa e che mette in vendita) che utilizza per sfuggire ai rincari speculativi del rottame e per accrescere in qualità (e carbonio) le sue produzioni, alla richiesta di acquistare lo stabilimento di Trieste la Lucchini ci ha pensato seriamente.
    Svariati i motivi alla base del forte interesse di un gruppo che è al corrente dei i problemi ambientali di Servola. Innanzitutto la Arvedi sta raddoppiando l’acciaieria di Cremona e dunque raddoppierà assieme alle produzioni anche la necessità di materia prima: rottame e ghisa. Giovanni Arvedi, oltre a essere un noto imprenditore (vice predidente di Federacciai, laurea honoris causa) è anche considerato un appassionato di innovazione e tecnologia. Probabilmente non ci ha pensato un attimo: da grande consumatore di ghisa gli conveniva comperarsi direttamente la fabbrica.
    Che ne sarà dunque della cokeria (il vero grande buco nero della Ferriera) e dell’altoforno considerati molto inquinanti vista la produzione che avviene nel cuore della città? Le notizie che arrivano da Arvedi sembrerebbero rassicuranti dal punto di vista ambientale. Il gruppo conosce molto bene la situazione di Trieste, vorrebbe acquistare lo stesso, e c’è la conferma che il gruppo a Cremona ha già affrontato e risolto completamente i problemi ecologici legati alla produzione siderurgica. Non solo: l’azienda è una delle poche ad avere l’autorizzazione integrata ambientale (quella a cui punta la Ferriera) e tra i punti che ritiene importanti, oltre all’etica e la qualità, c’è proprio l’abbattimento degli inquinanti.
    «La protezione dell’ambiente è uno dei doveri più importanti che la società deve affrontare» spiega in una presentazione il gruppo Arvedi che sintetizza così la politica ambientale complessiva di tutte le aziende: scarti e rifiuti delle lavorazioni sono riciclati o recuperti per oltre il 95%, i consumi da fonti idriche, grazie ai sistemi di ricircolo, consentono prelievi inferiori al 4% del fabbisogno dei cicli produttivi. Emissioni gassose: grazie ai sistemi di filtrazione gli inquinanti emessi sono da 3 a 10 volte inferiori ai limiti di legge. Le emissioni liquide inquinanti sono da 3 a 30 volte inferiori ai limiti di legge.
    Trieste per la Arvedi probabilmente rappresenta il riempimento di una casella mancante: ghisa ad alto quantitativo di carbonio, posizione stragica con lo sbocco al mare e una prospettiva logistica, potenzialità di sviluppo energetico.

    IL GIORNALE DI OGGI, MERCOLEDÌ 11 LUGLIO 2007 › TRIESTE

    Pagina 15 - Trieste Stampa questo articolo

    Il sindaco ottimista al termine dell’incontro con l’imprenditore lombardo: «Forse stavolta ho fatto Bingo»
    I sindacati cauti: «Credenziali buone ma solamente la presentazione del piano industriale potrà fugare i dubbi»
    Dipiazza: garantiti ambiente e occupazione
    Cosolini: servono forti investimenti. Barduzzi: massima disponibilità dalla Provincia

    Il vicepresidente della Lucchini Giovanni Gillerio assieme a Giovanni Arvedi hanno incontrato i principali rappresentanti istituzionali per dare la notizia delle trattative in corso e i vertici di Servola hanno anche informato i sindacati.
    Cauto l’assessore regionale al lavoro, Roberto Cosolini: «È presto per esprimersi, la trattativa tra Arvedi e la Lucchini è in corso, bisogna vedere se l’acquisizione va in porto. Certo è che, viste le intenzioni del gruppo cremonese e il piano industriale, sembrerebbe davvero possibile raggiungere quel duplice obiettivo che ci poniamo da tempo come Regione: salvare a rafforzare l’attività industriale e garantire la compatibilità ambientale che giustamente i cittadini chiedono. Sono moderatamente ottimista – prosegue l’assessore regionale – ma uso il condizionale: questo duplice obiettivo che per molti era irraggiungibile, per noi difficile ma possibile, potrebbe essere davvero a portata di mano. Attendo comunque i fatti: servono investimenti per miglioramenti significativi in uno stabilimento nel cuore della città».
    Al sindaco Roberto Dipiazza non sembra quasi vero: salvare posti di lavoro e ambiente. «Sono estremamente soddisfatto degli incontri avuti con Arvedi – commenta il primo cittadino – ma forse si sta davvero prospettando qualcosa di diverso per gli abitanti di Servola e per i lavoratori. Chissà, forse ho fatto Bingo. Avevo due problemi e li risolvo: salviamo i posti di lavoro e la qualità dell’ambiente. Si sta prospettando una seria riconversione industriale in un’attività non inquinante. Ne ho parlato con i rappresentanti della Lucchini e con lo stesso Giovanni Arvedi. Puntano su acciaio, logistica ed energia. Forse ci siamo, sono estremamente soddisfatto, ottimista».
    Contatti ci sono stati anche con l’assessore provinciale all’ambiente, Ondina Barduzzi: «Mi hanno chiesto tutta una serie di delucidazioni prima di decidere sull’acquisizione, il gruppo interessato all’acquisto dello stabilimento vuole avere chiari tutti gli elementi. Ho dato la massima disponibilità, la Provincia adesso ha la gestione dell’autorizzazione che serve per lavorare. Ripeto: bisognerà disporre di elementi concreti, certo però che è di buon auspicio sapere che la Arvedi ha già ottenuto l’autorizzazione integrata ambientale e i problemi della siderurgia li conosce bene».
    Dichiarazioni concilianti anche da parte dei sindacati, quasi l’aspettassero: in questi ultimi tempi erano cominciate a girare diverse voci sull’eventuale vendita della Ferriera. «Innanzitutto credo che sia comunque positivo quando c’è l’interesse di un imprenditore per la città – commenta il segretario Fiom-Cgil, Antonio Saulle – ancora di più se come in questo caso si tratta di un industriale italiano. Il gruppo Arvedi negli ultimi tre anni è cresiuto in fatturato, utili e investimenti. Tuttavia questo non basta: per valutare un imprenditore bisogna conoscerlo, vedremo il piano industriale se e quando sarà andata in porto l’acquisizione dello stabilimento. Dò per scontato che conosca i problemi ambientali di Servola. Bisogna capire se manterrà gli investimenti previsti di 10 milioni o se ce ne saranno degli altri. Bisognerà vedere se il quadro cambia o se resterà invariato».
    Molto cauto il segretario della Uilm, Enzo Timeo: «Difficile esprimersi ora – commenta – le credenziali del gruppo sono buone, le necessità imprenditoriali sono in linea con quello che produce Servola. Chiaro che le perplessità sono forti, è un’operazione economico-finanziaria in embrione che non prevede per ora ancora la presentazione di piani industriali. Per noi restano importanti due capisaldi: investimenti e posti di lavoro».
    g. g.

  3. 3
    Paolo scrive:

    IL GIORNALE DI OGGI, GIOVEDÌ 12 LUGLIO 2007 › TRIESTE

    Pagina 19 - Trieste Stampa questo articolo

    Nonostante il riserbo del gruppo cremonese interessato a rilevare la proprietà dello stabilimento, emergono indiscrezioni sul futuro
    I piani Arvedi: Ferriera potenziata, doppio altoforno
    C’è la volontà di riaprire il secondo impianto e ridurre la cokeria: più garanzie per l’ambiente

    di Giulio Garau

    Acciaio, logistica ed energia: questi i tre business su cui il gruppo Arvedi pensa di basare la riconversione della Ferriera di Servola. L’azienda siderurgica cremonese si è fatta avanti con la Lucchini Severstal e sta valutando l’acquisizione dello stabilimento a fine estate.
    Una scommessa che ha apparentemente dell’impossibile: mantenere la produzione della Ferriera, anzi addirittura potenziarla con la riapertura del secondo altoforno (questa la novità), ma al tempo stesso rendere compatibile dal punto di vista ambientale lo stabilimento con parametri al di sotto dei limiti di legge. Tra le ipotesi emerse ci sarebbe anche quella di «ridurre drasticamente» l’attività della cokeria, l’impianto nel mirino degli ambientalisti.
    È previsto poi il raddoppio del traffico terminalistico, potenziando e allungando la banchina accanto alla piattaforma logistica. Infine si punta allo sfruttamento delle opportunità energetiche che offre il contratto con la centrale di cogenerazione, garantito fino al 2015.
    Dopo le poche righe ufficiali congiunte tra le due società, che si sono limitate a confermare le trattative in corso, non è arrivata nessun’altra comunicazione ufficiale. Ma le numerose indiscrezioni, supportate dalle osservazioni di esperti del settore dell’acciaio, tratteggiano un quadro chiaro e confermano che oltre alle valutazioni (due diligence industriali-finanziarie) è in corso anche un approfondito studio industriale-economico per il futuro di Servola che dovrebbe concludersi in un paio di mesi.
    Il gruppo siderurgico lombardo interessato alla Ferriera – secondo le notizie provenienti da Cremona – è fortemente orientato alla compatibilità ambientale e a rendere credibile la politica adottata da Giovanni Arvedi (industriale che ha fama di innovatore, amante della tecnologia e che con la realizzazione, primo al mondo, di un impianto a ciclo continuo dalla colata al rotolo di acciaio è il protagonista di una svolta storica nel settore) c’è anche il fatto che l’azienda è una delle poche in Italia ad aver ottenuto l’autorizzazione integrata ambientale.
    Una conferma su uno dei tre obiettivi dell’Arvedi in realtà c’è e riguarda la logistica. Il vice presidente della Lucchini, Giovanni Gillerio assieme al presidente Giovanni Arvedi si sono incontrati martedì scorso anche con il presidente dell’Autorità portuale Claudio Boniciolli. Un vertice di un’ora sullo sviluppo dell’attività terminalistica della Ferriera accanto alla futura piattaforma logistica anche conto terzi. «C’è stata una perfetta armonia nell’individuare le aree portuali che servono alla attuale proprietà e interessano anche l’eventuale futuro proprietario» ha confermato Boniciolli che ha ribadito il progetto di sviluppo. «Attualmente la Ferriera ha una banchina di 300 metri, è allo studio il raddoppio a 600 e ciò consentirà di ampliare i traffici e di operare con due navi contemporaneamente. Lo studio è stato avviato già dalla Lucchini, è inserito nel piano operativo triennale e interessa anche Arvedi».
    La logistica «conto terzi» della Ferriera ha movimentato già 350 mila tonnellate fra rottame, ghisa, coke e clinker (calce cotta destinata ai cementifici). Un business da diversi milioni di euro che può decollare.
    L’opzione economica più delicata riguarda la produzione di ghisa con gli altiforni e la cokeria, gli impianti con il maggior impatto ambientale. Le ipotesi allo studio sono precise: ora funziona solo un altoforno, l’altro è stato spento e messo in sicurezza. La Arvedi potrebbe fare investimenti di miglioramento degli impianti rimettendo in funzione tutti e due gli altiforni. Per compensare e ridurre le emissioni un’altra ipotesi potrebbe essere quella di rallentare (in maniera modulata a seconda delle stagioni e delle condizioni atmosferiche) la produzione del coke riducendo la produttività della cokeria. Arvedi è un grande consumatore di ghisa ed è questo che interessa al gruppo di Cremona. Il coke può essere prodotto in casa ma ora (lo fanno molte altre aziende siderurgiche, compresa la Lucchini) nel mondo c’è molta offerta e, stando agli esperti, potrebbe essere acquistato anche a buon prezzo.

    IL GIORNALE DI OGGI, GIOVEDÌ 12 LUGLIO 2007 › TRIESTE

    Pagina 19 - Trieste Stampa questo articolo

    Paoletti cauto: «Sembra che i russi scappino»
    Antonini: «È un imprenditore serio, può risolvere i nodi dell’ambiente e dell’occupazione»

    I COMMENTI Grande cautela, ma anche aperture dopo la notizia della manifestazione di interesse del gruppo lombardo Arvedi per acquisire la Ferriera di Servola. Dopo i commenti delle istituzioni tocca alle realtà economiche e sociali. Ad iniziare dal presidente degli Industriali di Trieste, Corrado Antonini. «Conosco Arvedi come industriale importante e serio e nel momento in cui manifesta interesse per la Ferriera, che potrebbe diventare un tassello importante per il suo sistema produttivo, si pongono anche le premesse per la soluzione dei problemi che hanno caratterizzato finora lo stabilimento. Se le cose vanno come auspico, credo che davvero potremmo arrivare a risolvere sia la questione occupazionale che ambientale per Servola».
    Cauto il presidente della Camera di commercio, Antonio Paoletti. «Voglio conoscere meglio questo imprenditore – spiega mentre è impegnato a Roma – e capire come renderà compatibile uno stabilimento che lavora nel cuore della città. La Severstal è padrona di vendere la Ferriera a chi vuole, ma chi compera deve essere bene a conoscenza dei problemi che ha lo stabilimento e delle ipotesi di chiusura. Ho come l’impressione che i russi vogliano scappare. Una volta per tutte la politica deve decidere e non prendere in giro ora un altro imprenditore».
    Sulla stessa linea di cautela il presidente dell’Ezit, Mauro Azzarita alle prese con la complessa questione dei siti inquinati, delle bonifiche e della paralisi che interessa la gran parte del tessuto industriale. «Il mio per ora è un auspicio – commenta – siccome Arvedi è un grande gruppo sia sotto il profilo industriale che finanziario, spero davvero si possa continuare a lavorare in condizioni di sicurezza per i lavoreatori e in condizioni ambientali accettabili. Sono le due condizioni che ha posto la Regione all’azienda per continuare a lavorare. La Arvedi è seria e potente, ha tutte le capacità tecniche e finanziarie per risolvere i problemi».
    Conclude il segretario generale della Cgil, Franco Belci: «La storia della Ferriera, con i vari avvicendamenti di proprietà, impone prudenza nelle valutazioni, soprattutto in questa fase iniziale. E’ comunque positivo l’interesse per lo stabilimento di Servola di un’azienda caratterizzata da buone credenziali economico-finanziarie, da un significativo tasso di tecnologia nei processi produttivi e da attenzione per le problematiche ambientali. Ciò potrebbe prefigurare un nuovo ruolo per lo stabilimento rilanciandone la centralità produttiva. E’chiaro d’altra parte che, allo stato dell’arte, si tratta più di impressioni ricavate dalle notizie apparse sulla stampa che di giudizi, che saranno possibili solo con la presentazione del piano industriale. Per noi sono valide in ogni caso le stesse condizioni poste alla Lucchini Severstal: sicurezza sul lavoro, garanzia e possibilmente sviluppo dell’occupazione, investimenti per attenuare l’impatto ambientale e rendere compatibile la fabbrica con la città».
    g. g.

  4. 4
    Paolo scrive:

    Ringrazio per la vostra disponibilità, credo ci sia un interesse comune, vi allego la rassegna stampa del 13 luglio con il comunicato del PRC . Ci servirebbe sapere qualcosa di più sulla questione di come Arvedi può ampliare lo stabilimento senza affrontare la Valutazione di impatto Ambientale e la richiesta di referendum che poi è stato negato. Questo ci interessa perchè Arvedi viene presentato ( se guardate la rassegna stampa) come un industriale/ambientalista. Sarebbe una buona cosa se qualcuno di voi potesse venire a Trieste e partecipare ad una iniziativa pubblica portando le informazioni sulla attività ed i problemi di Arvedi a cremona.

    Se c’è la vostra disponibilità possiamo fare anche un incontro entro questo mese altrimenti sarebbe importante farlo all’inizio di settembre.

    Vi ringrazio

    Paolo hlacia
    PRC trieste

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