ALLA BISSOLATI E AL FLORA SI NUOTAVA NEGLI IDROCARBURI: CHIUSE LE PISCINE

TAMOIL, CHIUSE LE PISCINE DI FLORA E BISSOLATI

 

Alla Bissolati trovate tracce di idrocarburi a 140 metri di profondità

Masseroni e Verona: situazione grave. Ieri alle canottieri anche l’Arpa e i Nas.

 

Tamoil, lo scenario peggiore si è materializzato. L’inquina­mento da idrocarburi è arriva­to fin dentro le canottieri Flora e Bis­solati che ieri sono state costrette a chiudere in via precauzionale le pisci­ne. A una settimana dall’esplosione del caso Tamoil, reso pubblico dal quotidiano La Cro­naca, la situazione diventa più pesante ogni ora che passa.

Ieri, su questo fronte, è stata una giornata convulsa per le canottieri, con i controlli dell’Arpa e le ispe­zioni dei Nas invia­ti dalla Procura di Cremona.

Risultato? Il Flo­ra ha chiuso tutte e tre le piscine e la Bissolati e stata costretta a chiuderne due su tre, quella da 25 e quella da 33 metri, <<come misura precauzionale>> -tiene a precisare il presidente della società Francesco Masseroni.

<<Ma non potevamo fare diversa­mente dopo che, stiamo ancora aspet­tando i riscontri ufficiali delle analisi che abbiamo fatto eseguire, abbiamo scoperto che ci sono tracce di idrocarburi nell’acqua delle piscine>>.

La cosa appare di una straordinaria gravità per il fatto che l’acqua che le canottieri utilizzano per riempire le vasche viene prelevata ad una profon­dità di 140 /150 metri. Se i dati ufficiali delle analisi saranno confermati, dunque, significherebbe che la falda idrica di Cremona risulta contamina­ta ad una profondità doppia rispetto a quella raggiunta fino a questo mo­mento dai tecnici dell’Arpa.

Aprendo uno scenario ancora più preoccupante rispetto a quello che si era delineato sin qui. La lunga gior­nata del presidente della Bissolati è iniziata ieri mattina con una convoca­zione in procura. Come anticipato dal quotidiano La Cronaca nell’edizione di ieri, infatti, il sostituto procuratore Cinzia Piccioni, ha acquisito tutta la documentazione, nonché i report dell’Arpa, gli articoli di stampa e le registrazioni televisive relativi al caso Tamoil. Masseroni è stato ascoltato in qualità di persona informata sui fatti.

Sempre ieri il presidente della Bis­solati è stato impegnato in un summit con gli altri rappresentanti delle so­cietà canottieri più direttamente coinvolte, praticamente tutte tranne la Baldesio, con il vicesindaco Luigi Baldani e respon­sabile della prote­zione Civile Mar­co Pagliarini per decidere il dà farsi.

In quella sede si è convenuto di chiudere due pisci­ne della Bissolati su tre. E di allac­ciarsi immediata­mente all’acque­dotto cittadino anche per il riempimento delle piscine. Come con­ferma Masseroni: <<Domani (oggi, ndr), alle 17 convocheremo i nostri soci per informarli di quanto sta suc­cedendo. Grazie agli articoli usciti sul vostro giornale, infatti, la società ha deciso di muoversi autonomamente per far eseguire delle analisi sull’ac­qua. Non ho ancora i dati ufficiali ma i primi riscontri sono inequivocabili: l’acqua risulta inquinata da idrocarburi. Per questo ho deciso di chiudere in via precauzionale le piscine da 25 e da 33 metri, mentre l’acqua della va­sca da 50 metri, la più recente e con impianti di filtraggio più moderni, sembrerebbe a posto.

Certo è che non ci aspettavamo davvero di trovare sostanze inquinan­ti a 140 metri di profondità, dove pre­leviamo l’acqua per le piscine. Inol­tre, d’accordo con Pagliarini, si stanno realizzando a tempo di record gli allacciamenti per l’acquedotto dell’Aem dal quale d’ora innanzi ci riforniremo anche per riempire le pi­scine. In più, il pozzo interno che si trova ad una profondità di 40 metri, risultato anch’esso contaminato, è sta­to chiuso. Considerando che ci tro­viamo in piena estate e che sono tan­tissimi i soci che fruiscono della so­cietà in queste giorni, contiamo di risolvere il problema prima possibile e di riaprire almeno una delle due pi­scine entro il week end della prossi­ma settimana>>.

Se la Bissolati non ride, anche il Flora si trova a mal partito. Ieri sera i Nas hanno ispezionato la società ed il presidente Mirando Verona, e stato costretto a chiudere tutte e tre le pi­scine: <<Oggi (ieri, ndr) è stata vera­mente una brutta giornata per noi, con i controlli dell’Arpa e le ispezioni dei carabinieri. Ma, d’altra parte, la situazione che si sta delineando appa­re tutt’altro che rosea. Anche noi, dopo i primi articoli di stampa, abbiamo deciso di muoverci autonomamente -dichiara Verona. Ho fatto fare delle analisi mercoledì. Domani (oggi, ndr) dovrei avere i risultati ufficiali.

Ma quanto mi è stato comunicato per telefono da chi ha eseguito le ana­lisi non lascia spazio a dubbi. L’inqui­namento c’è. E così ho chiuso un poz­zo profondo 85 metri e una piscina che è risultata non idonea. L’acqua per questa piscina viene pescata da un pozzo profondo 95 metri. Ora faremo eseguire le analisi anche sulle altre due piscine che comunque ho chiuso per precauzione. Ci sono poche parole per commentare quanto sta succeden­do: la situazione è grave>>

E così, a di­spetto dell’otti­mismo di facciata,il caso delI’inquina­menlo da idro­carburi causato dalla raffineria di Cremona sta diventando ogni giorno più gra­ve. E ancora non si ha l’esatta perce­zione di quello che si ha di fronte.

L’unica certezza è la pulizia dell’ac­qua dell’acquedotto. Ma resta un punto interrogativo davvero inquietante su tutto il resto.

Sul caso Tamoil ieri sono interve­nuti anche Mario Daina, segretario generale della Cisl e Mimmo Dolci, numero uno della Cgil.

Secondo Daina <<esiste la possibilità di far sposare sviluppo, salvaguardia dei posti di lavoro e massima tutela dell’ambiente. Noi non abbiamo mai sposato la cultura dei posti di lavoro a qualsiasi costo. Il ruolo del sindacato è chiaro: cercare di fare ogni sforzo per salvaguardare l’occupazione di uno stabilimento cosi importante co­me quello della Tamoil pur nella con­sapevolezza che quello non è uno sta­bilimento qualsiasi, ma è una raffine­ria. Già negli anni ‘70 ci eravamo preoccupati di questi aspetti. Ma è evidente che ognuno deve svolgere ii proprio ruolo assumendosene le responsabilità. L’azienda ha dimostrato di preoccuparse­ne con l’autode­nuncia nel 2001, e ora spetta all’azienda, di concerto con gli enti locali che sono responsabili della salva­guardia della sa­lute pubblica, agire per il me­glio per risolvere il problema. Oggi le istituzioni hanno in mano tutti i dati utili per decidere come procedere per risanare la falda e bonificare la raffineria. E lo devono fare senza accapigliarsi tra maggio­ranza e opposizione. Questa è una fac­cenda che investe l’ambiente e la sa­lute pubblica. La polemica politica ne deve restare fuori. La situazione ap­pare grave e deve essere affrontata con tutta la serietà del caso>>.

Massimiliano Dolci: <<L’azienda ha illustrato la situazione nell’incontro di lunedì. Si stanno effettuando tutti i controlli necessari sotto la supervisio­ne dell’Arpa e degli enti locali. La di­rezione di Tamoil si è anche impegnata a tenere costantemente aggiornate le rappresentanze interne alla sicurez­za dei lavoratori.

Inoltre c’è sempre stata una grande sensibilità dei sindacati su questi te­mi specifici della sicurezza e della tu­tela dell’ambiente, proprio in ragione delle caratteristiche produttive della Tamoil. Da parte nostra posso assicu­rare che ci sarà sempre una grande at­tenzione e vigilanza su tutti gli even­tuali sviluppi che la vicenda potrà avere e sulle iniziative che verranno intraprese>>.

 

(La Cronaca sabato 14 luglio2007)

Alessandro Rossi

 

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