Secondo il chirurgo, membro dell’Isde, per rimediare il guasto ci vorrà molto tempo
“Ci si chiede che cosa è stato fatto dal 2001 ad oggi per garantire la salute pubblica?”
Il caso Tamoil sta diventando una bomba ad orologeria pronta a deflagrare in qualsiasi momento. Esploso grazie ad un servizio riportato dal quotidiano La Cronaca giovedì 5 luglio dopo che, nella conferenza di servizi del 3 luglio, il report illustrato dall’Arpa agli enti locali aveva raffigurato uno scenario allarmante, la situazione è andata peggiorando di giorno in giorno, ora dopo ora. Di ieri la notizia che anche la piscina della Baldesio, unica società canottieri che sembrava essere rimasta fuori dalla tempesta, è stata chiusa in via precauzionale a causa del ritrovamento di modeste tracce di idrocarburi.
Il caso dell’inquinamento della falda idrica causato da 60 anni di attività di raffinazione nell’impianto di Cremona è ormai diventato un ciclone che ha investito in primis le società Canottieri, risultate tutte contaminate da idrocarburi con la sola eccezione, guarda caso, del Cral Tamoil, la sola che utilizza esclusivamente l’acqua dell’acquedotto per la piscina.
Il caso è sbarcato anche in procura è i Nas hanno ormai acceso i riflettori su quello che si annuncia come uno scandalo ambientale di vastissime proporzioni.
In attesa che i dati dei campionamenti eseguiti i giorni scorsi da Asl, Arpa e Nas siano finalmente disponibili, due sono i dati certi: il primo è che per bonificare l’intera area su cui sorge la raffineria (oltre 800mila metri quadrati, ndr); serviranno non meno di dieci anni. Secondo, che per mettere in sicurezza la falda di Cremona sarà necessario intervenire per un lasso di tempo oscillante tra i sei e
gli otto mesi. Intanto, sul caso Tamoil ieri è intervenuto, con un’intervista rilasciata in esclusiva al quotidiano La Cronaca, ii Dr. Federico Balestreri, membro dell’Isde,(Società Internazionale dei Medici per l’Ambiente ) laureato in Scienze Ambientali e chirurgo. Anche Balestreri, ieri, ha delineato un quadro a dir poco preoccupante.<<Innanzitutto bisogna premettere che le analisi sono ancora in corso e che tanti altri esami saranno necessari -dichiara. Ad esempio, bisognerà fare i carotaggi del terreno, anche all’interno delle canottieri.
Anche in ragione del fatto che per tutti questi anni -l’autodenuncia della Tamoil risale al 2001 - si è utilizzata acqua contaminata non solo per riempire le piscine, ma anche per irrigare i prati.
Se risultasse contaminato anche il terreno, sarebbe necessario bonificare anche le canottieri. Con tutto quello che si può ben immaginare. Ci troviamo senza ombra di dubbio di fronte ad un problema ambientale di grande portata - continua Balestreri -. Sappiamo che, dopo che La Cronaca ha denunciato il caso e la questione è diventata di dominio pubblico, le società canottieri sono corse ai ripari. Allacciandosi all’acquedotto in attesa di avere i risultati delle analisi. Al Flora, ad esempio, sappiamo che anche le docce sono state collegate all’acquedotto cittadino da giovedì. Ma questo può rappresentare una soluzione del problema per l’avvenire. Il guaio, ora, è tracciare un bilancio di quello che è accaduto dal 2001. Potremmo veramente trovarci davanti ad una situazione ambientale disastrosa. Dai dati che l’Arpa ha prodotto nella conferenza di servizi di dieci giorni fa le concentrazioni di idrocarburi e antidetonanti rinvenute dai prelievi mettono in evidenza una situazione gravemente compromessa.
E ora il difficile sarà riuscire a capire fino a che profondità si sono spinte le sostanze velenose. Certo e che il fatto che il pozzo della Bissolati risultato contaminato prelevasse l’acqua a ben 140 metri di profondità non rappresenta certo un buon segno rispetto a quello che potremmo ancora trovare.
Secondo Balestreri, dunque, due sono i problemi da affrontare al più presto e di difficile soluzione: mettere in sicurezza la falda, che richiederà un’ispezione accuratissima per verificare quanto grave è la compromissione della falda stessa e dei terreni, e che potrebbe anche tradursi nella bonifica delle canottieri. E, secondariamente, l’operazione di bonifica dell’area su cui sorge la raffineria. Un’operazione che Balestreri non esita a definire <<ciclopica>>.<<Il guaio è che gli idrocarburi non sono assorbibili in acqua è la difficoltà risiede proprio nel capire fin dove le sostanze sono penetrate nella falda. Ancora più difficile sarà attuare l’intervento di bonifica dell’area della raffineria: un’area vastissima con un impianto ancora in funzione. Un’operazione, poi, che richiederà un enorme investimento. In più, non bisogna dimenticare che, ben che ci vada, riusciremo a ricostruire la storia della raffineria, sotto il profilo dell’inquinamento, soltanto dal 2001. Ma Ia raffineria opera in quell’area da oltre 50 anni. Rimediare ai guasti di un cosi ampio lasso di tempo sarà veramente difficile>>.
Ancora più complesso - secondo Balestreri - sarà cercare di individuare possibili danni sulla salute umana.
Quel che si sospetta - ma ormai appare una certezza - è che intere generazioni di soci delle canottieri si siano lavate con acqua contaminata e abbiamo nuotato in piscine contenenti quantità significative di idrocarburi per chissà quanto tempo.
“Per capire i possibili effetti sulla salute umana bisogna essere in presenza di dati certi - continua il chirurgo - . Poi bisognerebbe compiere un monitoraggio biologico su coloro che, verosimilmente, hanno passato più tempo nelle piscine, ovverosia gli atleti del nuoto e della pallanuoto. Vi sono alcune sostanze, come il piombo e l’arsenico, che si possono rintracciare dai capelli. Per i metalli pesanti bastano le unghie. Per altre sostanze ancora il grasso. Si tratta comunque di indagini lunghe e complesse>>.
Riguardo a quanto accaduto gli anni passati secondo Balestreri l’Arpa avrebbe potuto sicuramente fare di più. <<Tutti gli anni, nelle società canottieri, si svolgono i controlli di routine sulla potabilità dell’acqua delle piscine che vengono svolte dall’Asl. Ma non si eseguono altri tipi di indagine.
Gli esami chimici vengono svolti dall’Arpa due, tre volte l’anno, ma solo sui pozzi dell’Aem e di Padania Acque, non certo su quelli delle Canottieri. All’interno delle quali, dunque, in questi anni, non è stato eseguito nessun tipo di controllo approfondito finalizzato a verificare l’eventuale presenza di idrocarburi.
Considerato che a pochi metri da un’enorme impianto di raffinazione ci sono ben cinque società canottieri frequentate ogni anno da migliaia di soci, forse qualche indagine un po’ più accurata sarebbe stato meglio farla. E non bisogna poi dimenticare che tutto questo, cioè da quando c’è stata l’autodenuncia della Tamoil nel 2001, è accaduto quando era sindaco Paolo Bodini, che per di più è un medico.
Il sindaco, in una città, è la massima autorità sanitaria locale. Che cosa è stato fatto, in quegli anni, per tutelare la salute pubblica di migliaia di soci delle canottieri?>>.
Ultimamente, in città, se lo stanno chiedendo un po’ tutti.
Alessandro Rossi
(La Cronaca martedì 17/07/2007)