Alla Bissolati Nas in azione: disposto il sequestro cautelativo sanitario
Alla canottieri Bissolati da ieri il pozzo da 40 metri è ufficialmente sotto sequestro: le analisi hanno denunciato una concentrazione di benzene di 1,5 contro il limite di 1 e di idrocarburi pari a 30 (il limite è di 10 nel caso di utilizzo umano e di 350 per uso irriguo). Si tratta di un sequestro cautelativo sanitario del pozzo usato per l’irrigazione. A sigillarlo, insieme con il quadro di comando, sono stati i carabinieri del Nas, che alle dieci e un quarto si sono presentati nella società che conta 4400 iscritti. Qui, venerdì scorso, erano state chiuse due piscine, quella da 25 metri, riaperta due giorni dopo (domenica) e quella da 33 che riaprirà domenica prossima.
Il sequestro (il provvedimento reca la firma del maresciallo Raffaele Marongiu, capo dei Nas), dunque segna il passo ufficiale dell’inchiesta sul maxi inquinamento della falda acquifera da idrocarburi in una città, Cremona, che dagli anni Cinquanta guarda con preoccupazione la raffineria Tamoil. L’inchiesta registra i primi indagati. Anche ieri, al primo piano del palazzo della Procura, in via Jacini, il pm Cinzia Piccioni ha continuato a lavorare. Nel pomeriggio è rimasta blindata in ufficio con lo stesso Marongiu, arrivato alle 16 con un voluminoso carteggio. In mattinata, invece, un rappresentante dell’Arpa aveva consegnato un documento. E lo stesso Paolo Beati, responsabile dell’Arpa, nell’intervento di ieri in Commissione ambiente in Comune, si è detto d’accordo con il magistrato: è impossibile bonificare il terreno sotto la Tamoil, finché la raffineria è attiva
Dalla Procura di nuovo alla Bissolati. <<Credo che siano arrivati ieri sera, o forse stamattina, i risultati specifici delle concentrazioni di idrocarburi e benzene. Il pozzo da 40 metri è stato autorizzato nel 2002 per uso irriguo. Dopo l’esplosione del caso inquinamento, noi comunque l’avevamo già chiuso. Poi c’è l’altro pozzo da 143 metri, che è immune da tutto. Nonostante ciò, lo usiamo solo per l’irrigazione>>. Ieri mattina ha snocciolato i dati Francesco Masseroni il presidente della società intitolata a Leonida Bissolati, sergente degli alpini a cui le penne nere di Cremona hanno intitolato una targa di marmo che campeggia all’ingresso della palazzina della segreteria. Qui, alle dieci e un quarto, la visita dei carabinieri ha colto tutti di sorpresa. Non era stata annunciata, tant’è che a quell’ora Masseroni era al lavoro in un cantiere. Richiamato in Bissolati, è arrivato alle 10.45. Temeva altre novità il presidente della canottieri messa peggio, dopo il boom inquinamento da idrocarburi, una bomba tenuta nascosta per anni fino al 4 luglio scorso, quando se ne é parlato alla Conferenza dei servizi tra Comune, Provincia, Regione, Tamoil ed Arpa.
Ieri alla Bissolati c’è stato il passo ufficiale dell’indagine. Ne sono attesi altri.
di Francesca Morandi
(La Provincia, 20/07/2007)