Quasi la metà del particolato fine nell’aria di Cremona è determinato dall’olio combustibile emesso nei processi di produzione di energia e nella trasformazione di combustibili. Eppure, per ridurre lo smog, le amministrazioni continuano ad agire quasi a senso unico sul contenimento del traffico veicolare.
Sulla Pianura Padana aleggia una nube nera paragonabile a quella che gravita sopra la Cina. L’hanno vista ed analizzata i ricercatori del Cnr dall’alto della stazione di rilevamento meteo del Monte Cimone, che coi suoi 2165 metri è la vetta più elevata dell’Appennino settentrionale, tra le province di Bologna e Modena.
Sulla Pianura Padana la nuvola nera fatta di smog è stata più volte fotografata dai satelliti. Già da anni si conosce la sua esistenza.
Eppure sulla Pianura Padana, che per conformazione fisica rappresenta un catino nel quale il ricambio d’aria è estremamente difficile, si sono impiantate negli anni industrie pesanti di varia natura che ancora oggi, con una coscienza ambientale diffusa, continuano ad operare e in alcuni casi ad ingrandirsi. Su questa stessa Pianura Padana, di cui Cremona è il cuore, si progettano nuove strade che implicano matematicamente un aumento del traffico, soprattutto di quello commerciale, il più inquinante.
Un preambolo un po’ ampio ma doveroso, perché chi ci amministra in questa città, Provincia e Regione, con differenti responsabilità in ambito di tutela della salute, forse non ha tenuto in debita considerazione il quadro d’insieme. Eppure i mezzi li avrebbe perché dal 2003, hanno a disposizione uno studio sempre rimasto nel cassetto, che analizza nel dettaglio le fonti di inquinamento nell’aria di Cremona città.
Un documento unico, che si differenzia dai rapporti annuali dell’Arpa in quanto prende in esame nello specifico la città di Cremona e il suo immediato circondario, e non l’intera provincia. E soprattutto, analizza cosa c’è dentro il pm10, il parametro più significativo sia perché su di esso in questi anni si sono basate le misure di contenimento dello smog in regione Lombardia (blocchi del traffico e simili), sia perché è acclarata la correlazione tra la polvere sospesa e gli effetti sanitari sia acuti che cronici. L’analisi è stata terminata nell’ottobre del 2003 dal Dipartimento di Ingegneria idraulica ed ambientale del Politecnico di Milano con la collaborazione dell’Aem; era stata commissionata dal Comune durante l’ultimo mandato Bodini; e realizzata con i contributi di Cremona Ambiente, un associazione operante all’interno della Camera di Commercio. Di questo studio, che sarebbe utilissimo per programmare azioni reali e non di facciata contro l’inquinamento, nessuno ha voluto parlare in questi anni, nonostante non contenga nulla di sconvolgente rispetto a quello che i cremonesi già intuiscono. L’unico che si lasciò scappare qualcosa della sua esistenza, fu un assessore all’Ambiente di qualche mandato fa. Non ne hanno parlato, ad esempio, le categorie economiche, che pure ne erano a conoscenza in quanto rappresentate nella giunta della Camera di Commercio.
Oggi, all’indomani del caso Tamoil e dell’inquinamento alla falda di cui tutti sapevano ma di cui tutti tacevano, “Cronaca” ha avuto modo di vedere la sintesi non tecnica di quello studio. Dal quale emerge che gli interventi di emergenza sulla circolazione (i blocchi del traffico caduti in disuso negli ultimi due anni, ma attuali ben 10 volte nel 2002), hanno determinato in media una riduzione delle concentrazioni giornaliere di pm10 pari a circa il 3%. Una percentuale scandalosamente irrisoria, rispetto alle cento tonnellate all’anno di Pm10 che la raffineria di Cremona butta fuori. Questo quantitativo -spiega lo studio - deriva dalle “dichiarazioni dell’azienda e dai fattori di emissione di riferimento della letteratura internazionale”.
Tradotto in percentuali, lo studio del Politecnico azzarda una “migliore stima” delle emissioni primarie di pm10 dai principali gruppi di sorgenti attive nella nostra zona.
Ecco la sintesi:
- riscaldamento civile: 14% (media tra un valore minimo dell’8% e un massimo del 19%);
- sorgenti industriali: 63% (minimo 59% - massimo 68%);
- traffico: 23% (minimo 22% - massimo 24%).
Un’altra tabella molto esplicativa riportata nello studio mostra che, fatta 130 (in ton/anno) La “miglior stima” delle emissioni di pm10 da attività industriali, 100 è rappresentato da “attività di raffinazione dei combustibili”. Quattro volte tanto il contributo delle attività di lavorazione dei materiali ferrosi e 20 volte tanto quello di tutti gli altri processi industriali cittadini (produzione di energia, incenerimento dei rifiuti, verniciatura, produzione di resine ecc).
Considerando le sole fonti industriali, la proporzione tra Tamoil e tutto il resto è paragonabile a quella che potrebbe esistere tra un boeing e un piper: inquinanti entrambi, ma con un peso specifico molto diverso tra loro. Lo studio del Politecnico è stato redatto da un pool di ricercatori coordinati dal professor Michele Giugliano e composto dagli ingegneri Stefano Caserini, Giovanni Lonati, Cinzia Pastorello e da Loris Travaglia.
Giuliana Biagi
Fonte:“La Cronaca” 19/10/2007
Purtroppo in italia la salute dei molti è messa in secondo piano rispetto gli interessi dei pochi.
Io vivo a Cremona da sempre e soffro d’asma solo a Cremona.
Non ho allergie e anche a Milano (non dovrebbe essere più inquinata?) respiro senza problemi. Ci sarà un motivo ?
Le persone che ricevono uno stipendio (pagato dalle nostre tasse) per controllare chi inquina per controllare la salute pubblica….. cosa fa?
Le persone pagate dalle tasse dei lavoratori per controllare la salute pubblica sono “disonorevoli” al servizio indecente del profitto di pochi.
E non saranno nuovi camuffamenti e rimescolamenti (il Partito Democratico, la Cosa Rossa, …) a cambiare la sostanza:
il sistema economico dominato dal profitto privato e la democrazia parlamentare (in cui gli eletti non devono rendere conto e non sono revocabili dagli elettori) sono un brodo di coltura particolarmente prolifico della corruzione.
La strada da seguire non è quella delle illusioni elettorali, ma della presa di coscienza che non bastano cambi di partiti al governo, occorre l’AUTO-ORGANIZZAZIONE dei lavoratori per costruire rapporti sociali basati sulla solidarietà e non sullo sfruttamento.
Caro Luca, ti aspettiamo lunedì alle 21, alla saletta CISVOL di via S. Bernardo 2 (angolo via Brescia).
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