Malagnino, forti critiche dalla cittadinanza “Meglio potenziare riciclo e raccolta differenziata”
MALAGNINO - Smaltire i rifiuti in modo naturale e meno dannoso per la salute, riciclare e potenziare la differenziata. Una battaglia aperta contro l’ampliamento della discarica e l’utilizzo dell’inceneritore. La Commissione di Controllo Sociale della discarica di Malagnino e il Comitato per la Difesa del Territorio di Cremona sono sempre più agguerriti nel portare avanti la propria campagna contro una politica di smaltimento dei rifiuti che definiscono ‘a danno dei cittadini e finalizzata unicamente a maggiori introiti economici per gli enti coinvolti”. La questione è scaturita dalla decisione di ampliare la discarica di Malagnino con una nuova struttura di smaltimento dei rifiuti che verrà costruita nel territorio comunale di Vescovato, ma praticamente in continuità con l’attuale discarica.
La Commissione di Controllo e il Comitato per la Difesa del Territorio, rappresentate rispettivamente dai portavoce Ettore Amadio e Pietropaolo Fornaroli, non ci stanno e sono pronti a scendere in campo con nuove preposte per risolvere il problema. L’alternativa, infatti, c’è. Ed è stata illustrata nel corso di un incontro organizzato venerdì sera presso il Centro Sociale Ricreativo del paese. L’intento è quello di arrivare a una condizione di ‘rifiuti zero’ o quasi. “Non e un’utopia, ma qualcosa di realizzabile — ha esordito Fornaroli -, grazie al recupero di materie prime e riciclabili e successivamente stoccare e smaltire tutto quanto non è riciclabile in forme compatibili. Serve, però, una presa di posizione delle amministrazioni e dei cittadini, per invertire una rotta dannosa. Non si può pensare di risolvere il problema rifiuti continuando a costruire discariche…o molto presto ci ritroveremo sommersi dall’immondizia”. Il dott. Amadio ha brevemente ripercorso la storia della discarica di Malagnino, resa operativa nel ‘95 con la promessa che sarebbe rimasta aperta solo cinque anni. Ma, in realtà, sono divenuti tredici e il volume della struttura è progressivamente aumentato. E ora? Ebbene, Aem ha predisposto un progetto per la nuova discarica da 435.000 tonnellate, all’incirca il volume originario con cui fu costruita quella di Malagnino. “Questa zona ha già dato troppo in termini ambientali e non è possibile pensare alla costruzione di un’altra discarica — ha evidenziato Amadio -. E chi ci garantisce che poi non subirà ulteriori ampliamenti come già avvenuto in passato? L’assessore provinciale all’ambiente ha spiegato che la nuova discarica sarà l’ideale per i rifiuti residuali della provincia e che presto verri organizzata un’ assemblea informativa per presentare il progetto ai cittadini”.
Se si elimina l’opzione discarica, come si risolve allora il problema? Le parole chiave sono la riduzione alla fonte di rifiuti solidi urbani, con la diminuzione degli imballaggi, il riciclo, il recupero e il riutilizzo. A questo si aggiungono altre proposte concrete: in particolare l’installazione, in provincia di Cremona, di consorzi di trattamento dell’umido, che si occupano del verde e degli scarti di cucina, e di consorzi per la plastica e i metalli, in quanto tali strutture finora sono inesistenti nel nostro territorio provinciale. Sempre con la volontà di incrementare la raccolta differenziata porta a porta. da imporre obbligatoria per tutti entro un anno.
Mario Bini, esponente del Comitato per la Difesa del Territorio, ha evidenziato che ‘se le discariche sono necessarie, devono essere sempre più piccole, localizzate e controllate. Ma innanzitutto serve una raccolta differenziata capillare e trasparente, imponendo sanzioni a chi non la rispetta; dopodiché i rifiuti, anziché essere bruciati nell’inceneritore devono essere condotti nei consorzi per l’alluminio, la plastica, la carta. Se anche, con questo sistema, parte dell’immondizia finirà ancora in discarica, si tratterà del 10%, a fronte di un’alta percentuale di riciclo e recupero”. Sempre a nome del Comitato ha preso la parola anche Fabio Caso, sollecitando l’attenzione verso il Piano Rifiuti dell’Amministrazione Provinciale: “E stata diffusa a livello ufficiale la notizia che in provincia di Cremona siamo arrivati al 57% di differenziata: ma se effettivamente siamo a questo livello, perché sono ancora necessari inceneritore e discariche? La Provincia non ha spiegato dove va a finire questo 57% di rifiuti; La verità è che, anziché essere condotto negli appositi consorzi, viene bruciato nell’inceneritore, dove arrivano rifiuti anche da fuori provincia”. Caso ha poi portato l’esempio di Capannori, cittadina toscana particolarmente virtuosa: potenziamento della differenziata con la distribuzione ai cittadini di contenitori diversificati per i vari tipi di rifiuti e sconto sulla tassa per la nettezza urbana. Risultato? Parte dei rifiuti destinata al riciclo, parte diventerà concime, la carta sarà lavorata nelle apposite aziende e solo una piccola parte è destinata alla discarica. Tutto questo con l’obiettivo, nel 2025, di eliminare discariche e inceneritori.
Ma tornando a Cremona, tanti sono ancora gli interrogativi irrisolti. Come quelli suscitati dall’intervento di una persona del pubblico: Perché la Provincia ha disatteso il piano redatto nel ‘92, quando al primo posto doveva esserci differenziata e compostaggio, anziché inceneritore e discariche? Perché non è stata rispettata la graduatoria dei siti stilata nel ‘90? E perché le amministrazioni locali dei Comuni interessati sono rimaste zitte di fronte ai precedenti ampliamenti della discarica e ora, anche se sono contrarie, non esprimono a chiare lettere la loro posizione? Ricordiamo inoltre che le amministrazioni avrebbero dovuto spendere i proventi della discarica per progetti ambientali: è sempre stato fatto? E ora, la discarica di Malagnino dovrebbe chiudere per la fine del 2008, ma i lavori per la nuova discarica a Vescovato non sono ancora iniziati: chi ci garantisce che la struttura di Malagnino non rimarrà aperta per molto più tempo?”.
Giorgia Cipelli
Fonte: La Cronaca 10/02/2008