LAZZARI SI DISSOCIA SU MALAGNINO

L’EX ASSESSORE ALL’ECOLOGIA IN PROVINCIA APPROVA IL PIANO RIFIUTI MA NON LA SCELTA DI AMPLIARE LA DISCARICA. “NON SONO D’ACCORDO SUL SITO ”

Chiamatela una questione di coerenza. Fiorella Lazzari, assessore all’Ecologia in Provincia negli anni Novanta, disapprova quella parte del Piano Provinciale Rifiuti che prevede l’ampliamento della discarica di Malagnino. Il che non significa disapprovare il Piano: l’assessore (ora alle Infrastrutture e Turismo nella giunta Torchio) concorda sulla necessità di mantenere anche il conferimento in discarica nel complesso sistema di gestione integrata dei rifiuti. E d’altra parte il Piano è stato approvato dalla Giunta qualche giorno fa e sarà definitivamente adottato dal Consiglio la settimana prossima. L’abbiamo interpellata ieri, proprio mentre il documento programmatorio provinciale veniva presentato in Comune, perché a buon diritto può essere considerata una “veterana” dell’argomento. Fu lei, nella giunta provinciale Corada, a gestire la discarica di Cortemadama; lei a “traghettare” i rifiuti soldi urbani a Malagnino, nel 1995, mentre nel frattempo a San Rocco sorgeva il combustore (termovalorizzatore).<<Il Piano rifiuti va considerato nel suo insieme - ci ha detto - E’ vero che oggi è ancora necessario prevedere una discarica, nonostante i quantitativi in essa inviati siano andati sempre diminuendo negli anni. Il punto è un altro: capire se il sito doveva essere proprio quello>>. Ossia Malagnino, dove la Provincia aveva assicurato che l’ultimo ampliamento, avvenuto qualche anno fa, con risagomatura del profilo della discarica, sarebbe stato l’ultimo. I residenti se lo ricordano bene, tant’è che lo scorso autunno quando un ulteriore ampliamento era già nell’aria vollero ricordare

queste promesse con tanto di petizione e raccolta firme. La stessa Fiorella Lazzari aveva “messo la faccia”, su questi argomenti, con la popolazione. <<Sono probabilmente l’unica (in amministrazione provinciale, ndr) con la memoria storica che risale a quegli anni>>, commenta.

Dove si è sbagliato se nel 2008 la Provincia si trova a dover ampliare Malagnino (sebbene sul territorio di Vescovato) dopo aver promesso che non lo avrebbe più fatto?

<<Non credo che siano stati fatti errori. Il Piano Rifiuti si basa da sempre su una fase di raccolta e di smaltimento integrati. Si deve puntare al massimo di differenziata; quel che resta fuori deve essere avviato al recupero energetico e solo l’ulteriore residuo va conferito in discarica. Quando aprimmo quella di Malagnino, nel 1995, la raccolta differenziata in provincia era a 10-12%; oggi siamo al 57%, e il conferimento in discarica e diminuito da allora del 50%.

Le discariche servono ancora, bisogna solo prevederne un uso molto diluito nel tempo e limitato allo stretto necessario>>. Più o meno lo stesso ragionamento illustrato ieri in commissione Ambiente del Comune dall’assessore provinciale Giovanni Biondi, che insieme ai tecnici ha illustrato il Piano provinciale. L’attenzione era puntata soprattutto su quell’aggettivo “obsoleto, riferito al termovalorizzatore, contenuto nella versione sintetica del Piano provinciale diffusa solo tre giorni fa nel Forum Provinciale rifiuti, dove erano presenti decine di persone. Si legge infatti: <<Per quanto riguarda il termoutilizzatore di Cremona è necessario prevederne: a. ristrutturazione della prima linea di incenerimento ormai obsoleta; b. ammodernamento della seconda linea di incenerimento con l’utilizzo di tecnologie innovative; C. ammodernamento delle tecnologie di recupero energetico”>>.

Quell’aggettivo è stato portato in evidenza dai consiglieri provinciali del Pd Sandro Gugliermetto e Pierluigi Tamagni, nell’ordine del giorno che andrà in approvazione La settimana prossima in consiglio provinciale insieme al Piano rifiuti. Un o.d.g. finalizzato <<all’efficacia del Piano rifiuti provinciale>> che impegna la Giunta ad <<adottare ogni iniziativa presso il comune di Cremona e presso l’Aem per la rapida risoluzione dei due problemi sopra evidenziati>>. L’altro, di problema, è la raccolta differenziata a Cremona, molto meno sviluppata che nella media provinciale (circa 40% contro il 57%).

                                                                                                                             Giuliani Biagi

Fonte : La Cronaca 23/02/2008

 

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