L’ultimo incidente alla raffineria Tamoil, ennesimo segnale dello stillicidio che impregna di veleni l’aria l’acqua e i terreni di cui viviamo, sarebbe stato certamente derubricato a lieve anomalia di un “normale e pianificato procedimento di lavorazione”, se due circostanze fortuite non fossero intervenute a smascherare il carattere strutturale dell’anomalia: la dottoressa Cinzia Piccioni era casualmente presente e, soprattutto, i soci della Bissolati han potuto ‘gustare’ il tanfo della minaccia che li sovrasta.
Il p.m. Piccioni non si è limitato a disporre tempestivamente quei mandati
d’ispezione che hanno inchiodato i vertici Tamoil alle loro responsabilità, ma ha anche con rigore dedotto un più esteso problema di efficienza e di tenuta degli impianti della raffineria; un’ipotesi che esclude ogni possibilità di liquidare il ‘caso’ indagando un dirigente o, eventualmente, solo con la sua condanna.
CLICCA
PER LEGGERE INTEGRALMENTE LA LETTERA